Sviluppare il pensiero sottrattivo

Il termine “aggiungere” ha una connotazione positiva, “sottrarre” ne ha una negativa.
In matematica + e sono simboli che indicano generazione di abbondanza da un lato, impoverimento dall’altro.
Nella nostra mente l’arricchimento è per definizione ok, l’impoverimento non ok.

Se chiediamo a una persona di immaginare come risolvere o migliorare una situazione è molto probabile che la risposta preveda l’aggiunta di qualcosa, piuttosto che la sottrazione. Il metodo additivo viene naturalmente pensato come il più opportuno e spesso l’unico quando si parla di miglioramento.

Evidenze statistiche dimostrano che le soluzioni additive hanno uno “status privilegiato” nella nostra mente. Che si tratti di un miglioramento personale o di un miglioramento organizzativo, la sottrazione non viene generalmente considerata come opzione.

Ma siamo sicuri che questo approccio non sia limitante?

Pensiamo ad uno scritto: lavorare per sottrazione, eliminare perifrasi, parole inutili e ridondanti spesso rende il testo più comprensibile.
Una presentazione mostra con immediatezza il punto quando il suo editor si sbarazza di elementi grafici secondari distraenti.
Il team R&D di un’azienda che decide di rimuovere dalla App sviluppata una funzionalità non necessaria, la rende più veloce nell’elaborazione di altre informazioni e più user friendly.
Il manager che elimina barriere procedurali obsolete favorisce la focalizzazione delle risorse su attività che creano valore.
Non c’è nulla di male nell’agire per addizione, ma si rischia di trascurare una serie di opportunità interessanti insite nell’approccio alternativo, quello sottrattivo.

Eppure solo il 10% delle aziende, secondo un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Virginia University, (tra cui Leidy Klotz autore del pertinente Subtract: The Untapped Science of Less) considera questo approccio.

In questo video mostra evidenze cui sono giunti i ricercatori in seguito a una serie di test su individui e organizzazioni posti di fronte a una situazione problematica. Istintivamente l’essere umano adotta una soluzione additiva, anche quando la soluzione sottrattiva è decisamente più vantaggiosa.
Questo approccio diventa ancora più scontato se gli individui sono contemporaneamente distratti da altre attività. Aggiungere è considerata la best practice. Inoltre la ricerca evidenzia come si presterebbe meno attenzione ai risultati positivi prodotti da soluzioni sottrattive, essi passerebbero per così dire inosservati, non verrebbe riconosciuto loro il giusto valore.

La ricerca è stata pubblicata su Nature, per chi desiderasse approfondire.

Less is more?

Mi sono chiesta perché non iniziare a valutare il metodo sottrattivo o quantomeno a verificarne la potenziale validità a partire dalla mia vita.
In un periodo in cui mi sentivo sopraffatta dalla moltitudine di attività che avevo aggiunto alla mia agenda con lo scopo di migliorarmi, ho iniziato a chiedermi se l’entusiasmo di mettere tanta carne al fuoco non mi stesse in realtà portando l’effetto opposto, tante bistecche cotte male. Meglio cuocere una bistecca alla volta?

Mi piace sperimentare sulla mia pelle e ho aperto la strada alla sottrazione. Ho iniziato a eliminare anziché continuare ad aggiungere. Ho identificato che cosa mi muovesse davvero, dove volessi effettivamente arrivare, quali fossero le risorse su cui focalizzarmi, eliminando tutto ciò che non era pertinente. Questo “sfogliamento”, anche se inizialmente un po’ faticoso dal punto di vista emotivo, mi ha aiutata a creare focus nella mia attività professionale.
Non possiamo fare tutto. Non possiamo farlo bene.

La domanda alla quale rispondere sinceramente è: questa cosa mi serve, aggiunge davvero valore o mi toglie solo spazio e tempo?

Pensate al vostro armadio.
Se continuate a conservare capi che non indossate più, di taglie sbagliate, che non vi piacciono, che hanno solo un legame affettivo, questi occupano molto spazio nel vostro armadio, in questo modo:
– farete più fatica a individuare i capi che desiderate indossare
– probabilmente i capi da indossare avranno meno spazio a disposizione e potrebbero dunque spiegazzarsi o rovinarsi
– quando aprirete il vostro armadio avrete la sensazione di disordine, il disordine fisico crea disordine mentale, ovvero indecisione su come vestirvi, frustrazione e perdita di tempo
– forse qualche capo appena comprato andrà perso o smarrito dietro a una serie infinita di maglioni che non indossate più.

Eliminare fa bene:
– crea ordine e il nostro cervello lavora meglio nell’ordine
– crea focus, se ho meno su cui concentrarmi gli dedicherò il 100% del mio impegno
– genera gratificazione perché riuscirò a portare a termine le mie attività senza essere distratto da cose inutili e la gratificazione ha un potere motivante molto elevato
– porta risultati migliori.

Vale la pena incoraggiare il pensiero sottrattivo non solo nelle nostre vite personali e professionali, ma anche nelle organizzazioni:
– integrandolo nei processi e nelle norme di gruppo: creiamo occasioni e metodi per raccogliere le opinioni di tutte le risorse su quali cose (attività, processi, metodi) ha senso tenere e quali ha senso eliminare
– creando evidenza del valore che la sottrazione ha prodotto (pensiamo al plus di tempo guadagnato eliminando viaggi o riunioni improduttive: segnaliamo visivamente con delle icone questi plus su un calendario condiviso).

Se tutto questo ti ha fatto riflettere sul potenziale non sfruttato della sottrazione e magari stai pensando a qualche barriera burocratica da rimuovere nella tua organizzazione o ad appuntamenti inutili da cancellare, sei sulla buona strada.