Problemi di comunicazione?

Chi non ha problemi di comunicazione alzi la mano!

Comunicare in modo efficace è una delle più grandi sfide che affrontiamo ogni giorno. Quante volte non ci sentiamo compresi, quante volte abbiamo l’impressione di parlare con i muri, quante volte smettiamo di ascoltare l’altra persona dopo pochi istanti perché tanto sappiamo già dove va a parare? Tutte queste situazioni provocano frustrazione in noi, probabilmente nel nostro interlocutore e soprattutto possono essere causa di conflitti che a lungo andare si trasformano in relazioni difficili.

Da dove nascono queste difficoltà comunicative?

Facciamo un piccolo esperimento. Guardate questa immagine: cosa c’è scritto?

 

 

 

 

In modo automatico il cervello completa la frase, colmando l’assenza di informazioni con l’esperienza. La maggior parte di noi completerà la frase con “ice cream is good”.

Purtroppo non sempre il tentativo va a buon fine.

 

 

 

 

 

 

 

La stessa cosa succede spesso nelle relazioni umane, nelle conversazioni e nelle comunicazioni.

Abbiamo pregiudizi, conoscenze ed esperienze che creano un filtro su come percepiamo le informazioni.

Il nostro cervello tende a tirare conclusioni affrettate sulla base delle prime impressioni, ci facciamo la nostra idea della situazione e non ci poniamo neppure il dubbio che possa esistere una diversa interpretazione della realtà.

Pensate a un collega di lavoro che si presenta tardi ad una riunione importante con un cliente, arrivando trafelato e in affanno.

Qual è la prima conclusione che tiriamo? e’ sempre in ritardo, avrebbe potuto puntare la sveglia prima, partire prima da casa, si sarà fermato al bar a fare colazione.

E se non fosse così? Se il collega avesse avuto un incidente d’auto, o un problema con il bambino?

Colmare la mancanza di informazioni reali con le conclusioni cui il cervello ci induce è un bias cognitivo ricorrente e un grande limite per la costruzione di comunicazioni e relazioni efficaci.

Come possiamo cambiare le cose?

Abbiamo due strumenti fondamentali a nostra disposizione.

  • Il primo è l’ascolto attivo.

Inteso come ascolto a tutto tondo, ascolto verbale e non verbale (linguaggio del corpo). L’ascolto attivo è un ascolto privo di giudizio, un ascolto aperto a interpretazioni diverse dalla propria, significa essere aperti ad avere torto.

  • Il secondo fondamentale tool a nostra disposizione sono le domande.

Per comprendere ciò che non conosciamo non c’è nulla di più semplice immediato ed efficace delle domande. Facciamoci domande, chiediamoci:

  • Che cosa non so?
  • Quale altra ragione potrebbe spiegare questa cosa?
  • E se mi sbagliassi?
  • Voglio avere ragione a tutti i costi?

E facciamo domande alle persone con cui interagiamo, con un tono adeguato, non inquisitorio, ma aperto e curioso, che mostri la nostra propensione sincera a conoscere, non a indagare.

Conoscere che cosa muove l’altra persona all’azione, quali valori nutre, che esperienze passate ha, come percepisce una specifica situazione: questi elementi preziosi ci aiuteranno a completare il quadro con le informazioni mancanti e arrivare ad una interpretazione della realtà più oggettiva e come diretta conseguenza a comunicazioni e relazioni più efficaci.