NaturaSì Mangio Bio: storia di una giovane imprenditrice illuminata

Elisa ha poco più di trent’anni quando prende in mano l’attività di famiglia e diventa amministratrice unica di NaturaSì Mangio Bio.

Cresciuta in un paese in provincia di Varese, già durante la scuola dell’obbligo inizia a frequentare Mangio Bio, il negozio di famiglia, supermercato biologico del gruppo NaturaSì a Coquio Trevisago, per potersi guadagnare un po’ di autonomia.

Inizia dal basso, magazzino, riordino prodotti, sta al banco.

Ha poca fiducia nelle sue capacità e si convince di non avere un futuro fuori da quel mondo…questa è l’unica cosa cui posso aspirare nella vita, si dice.

La sorella maggiore di Elisa fa altro, studia, si laurea e poi si trasferisce all’estero dove si crea una famiglia.

Il fratello minore lavora per un periodo insieme a Elisa, ma poi si allontana e si dedica ad altro.

Elisa rimane a lavorare con il padre, imprenditore vecchia scuola. La convivenza professionale non è sempre semplice, ma diventa un po’ più complicata quando Elisa inizia a ipotizzare che le cose potrebbero funzionare diversamente, che dei cambiamenti potrebbero giovare alla gestione e inizia a pensare di poter essere in grado di assumere un ruolo di maggiore peso, a fianco del padre.

E’ cosi che giorno dopo giorno, lottando spesso contro i mulini a vento, rimboccandosi le maniche e mai demordendo la giovane Elisa accompagna con pazienza, sensibilità e acume il processo di passaggio generazionale di Mangio Bio.

Oggi il papà di Elisa è felicemente in pensione e gira il mondo, sicuro di aver lasciato Mangio Bio in ottime mani.

Elisa ha costruito una squadra di persone che lavorano non per lei, ma con lei, che sono la forza motrice dell’attività e lo ha fatto da sola. A poco più di 30 anni, con nessuna competenza manageriale appresa sui libri o ad un master universitario da tot mila euro.

Conosco bene Elisa, è una cara amica, e ho avuto una grande emozione quando, come se fosse la cosa più naturale e ovvia del mondo, mi ha raccontato quanto per lei sia stato importante trovare le persone giuste da inserire nel suo team, un lavoro che le ha richiesto tempo, fallimenti e pazienza. Un percorso basato sulla creazione di una squadra in cui la fiducia e il rispetto reciproco sono i pilastri. Dove il si è sempre fatto così non esiste. Dove la delega è reale: ti formo, ti spiego come stanno le cose, condividiamo gli obiettivi, ti offro la mia modalità, ma poi ti lascio l’autonomia di trovare la tua modalità, trova tu il modo per far funzionare le cose, mi fido di te. Autonomia, responsabilizzazione, senso di appartenenza, motivazione alta, voglia di mettersi in gioco e di crescere in una realtà che da spazio, che ascolta e che riconosce il valore, questa è la squadra di Elisa e di Mangio Bio.

Un capitale che vale oro.

Elisa ha realizzato un processo di change management da sola e ha ottenuto un successo degno di un imprenditore illuminato.

Mi emoziona ancora pensare alle sue parole.

“E’ ovvio che se ti sto con il fiato sul collo ti demotivo, se ti controllo come un cecchino ti senti frustrato e non lavori bene o addirittura te ne vai.”

Le sue armi vincenti?

  • Esperienza sul campo: essersi “sporcata le mani”, avere visto di persona come funzionano le cose a tutti i livelli e solo dopo anni di profonda conoscenza del sistema aver preso in mano la struttura per iniziare a gestirla.
  • Umiltà e apprendimento continuo: avere sempre avuto la consapevolezza che quando non sai una cosa puoi e devi chiedere aiuto a chi ne sa. Elisa ha per la prima volta nella storia dell’azienda assunto un consulente finanziario per ricevere un supporto su tematiche con le quali si confrontava per la prima volta.
  • Soft Skills: un’intelligenza emotiva spiccata, ascolto, empatia, capacità comunicative, gentilezza, le famose soft skills che molti imprenditori in difficoltà cercano di sviluppare seguendo corsi di coaching o facendosi aiutare da consulenti organizzativi.
  • Determinazione: non essersi mai arresa di fronte alle cadute o ai pregiudizi. Ancora oggi qualcuno si stupisce che proprio lei, una donna, poco più che trentenne, gestisca un’attività e lo faccia addirittura con successo.

Io le sono grata per avermi offerto la possibilità di raccontare la sua storia, che sia di ispirazione e che possa offrire qualche spunto di riflessione non solo alle nuove generazioni delle imprese familiari e a tutti i giovani e le giovani donne che hanno un sogno imprenditoriale, ma anche a quegli imprenditori che pensano ancora che l’approccio bastone e carota sia quello giusto.