Leadership al femminile? In cima c’è posto per tutti

Sul tema della leadership femminile ho di recente condiviso sul mio profilo LinkedIn un interessante articolo de Il Sole 24 Ore che riporta i risultati emersi da una ricerca condotta da BCG (Boston Consulting Group) nel mondo hi-tech.

Tra i dati e le evidenze riportati nella ricerca, apprendiamo che:

  • pur costituendo il 47% di tutti gli addetti del settore hi-tech, solo il 28% delle professioniste di sesso femminile occupa ruoli apicali,
  • il gap nelle posizioni di leadership ha poco a che fare con la volontà delle donne di puntare in alto, visto e considerato che risultano ambiziose in misura simile ai colleghi maschi (il 62% delle intervistate sta puntando a una promozione, rispetto al 67% registrato tra i colleghi uomini),
  • la presenza di una figura femminile aggiuntiva nel Consiglio di Amministrazione o nel Senior Management Team di un’azienda (mantenendo invariata la dimensione complessiva del consiglio o del team stesso) è correlata ad un aumento del rendimento delle attività che va da 8 a 13 punti base,
  • le aziende con almeno tre direttori donna hanno avuto un aumento mediano del ROE (Return On Equity) in cinque anni di 11 punti percentuali superiore a quello delle aziende senza direttori donna.

L’articolo, anche se focalizzato sul mondo hi-tech, conferma una realtà generalizzata: ancora oggi, nel 2021, si registra una bassa incidenza di leadership al femminile, con poche donne in ruoli decisivi dell’industria, della politica, della cultura, del dibattito pubblico nonostante questo porterebbe miglioramenti nella vita delle organizzazioni stesse.

Quali sono le ragioni di questo gap? Sicuramente i condizionamenti culturali e personali giocano un ruolo importante, paura del giudizio, del fallimento, una percezione distorta delle proprie capacità da parte delle donne. Anche se negli ultimi anni alcune condizioni sociali sono migliorate, a livello personale le donne vivono ancora moltissime limitazioni che è tempo di superare. E’ importante diffondere un messaggio di possibilità di manifestare un nuovo tipo di potere, più inclusivo, collaborativo e giusto.

Come attuare questo cambiamento? Partendo da noi stesse. Poche donne sono consapevoli della loro forza, delle proprie reali competenze lavorative, delle proprie potenzialità.

Lo sviluppo di una leadership al femminile non è e non deve essere un’utopia, ma una direzione verso la quale andare.

Come sapete, sono sempre stata appassionata di crescita e sviluppo personale, tanto che ho deciso di trasformare questa passione nella mia professione.
Il primo obiettivo dei miei percorsi di coaching personalizzati è la crescita della singola persona che si rivolge a me, ma non è solo questo.

La mia missione è contribuire a diffondere una nuova narrativa sulla leadership al femminile, uno stimolo che possa guidare e ispirare, consentendo a donne manager e professioniste, così come a giovani donne nel pieno del loro percorso di studi o agli albori della loro carriera, di rivedere il loro rapporto con il potere.
La mia missione è contribuire a dare vita ad un nuovo modello sociale, in cui i termini leadership femminile e leadership maschile vengano superati da quello di leadership diffusa, un modello di leadership basato sulla definizione di ruoli e sulla consapevolezza delle potenzialità di ciascuno, in un clima di collaborazione.

“Non c’è una guerra da combattere, ma una direzione comune. In cima c’è posto per tutti”