Intuizione: il “superpotere” da valorizzare nei processi decisionali delle aziende

Avete presente quella sensazione di certezza, quel lampo di genio che ci arriva in modo inconscio, del tutto spontaneo e involontario? L’intuizione.

L’intuizione non nasce da un pensiero razionale o da un’attenta osservazione, proprio per questo motivo facciamo fatica a spiegare come il pensiero intuitivo si sia formato nella nostra mente e da qui deriva il motivo per qui si tenda a considerare l’intuizione come antitetica rispetto al pensiero razionale.
E proprio questa falsa credenza discrimina l’intuizione, che non viene considerata come un valido strumento nei processi decisionali delle aziende. Grande errore ed enorme perdita di potenziale.

Le neuroscienze ci spiegano come infatti ragione e intuizione lavorino in realtà insieme e in modo complementare: i processi decisionali e di problem solving affrontati coinvolgendo entrambi i sistemi di pensiero (razionale ed intuitivo) beneficiano dell’integrazione portando ad outcome/soluzioni migliori.

Ma come integrare i due sistemi di pensiero nelle aziende?

Gli studi sul processo decisionale condotti dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato come la mente umana sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Questa organizzazione efficiente e produttiva del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse.

Si tratta dunque di creare condizioni di lavoro e di comunicazione che permettano ai due sistemi di “collaborare” al meglio:

• sviluppare e istituire nuove forme di comunicazione: sostituire la obsoleta sequenza decisionale elaborazione (solitamente individuale) > presentazione > dibattito > decisione (gerarchica o a maggioranza) con dialogo collettivo > riflessione individuale > proposta > decisione consensuale.
• Sviluppare la consapevolezza che la soluzione migliore emerge se il pensiero intuitivo (individuale e collettivo) viene nutrito dall’attenzione e da un clima favorevole.
• Coinvolgere emozioni e corpo. La famosa idea geniale che ci viene sotto la doccia (e non davanti al computer) ha una sua ragione fisiologica: la nostra mente è sempre alla ricerca di gesti che ci portano in situazioni di comfort in cui il pensiero creativo viene favorito. La tecnica della “mindfulness” è per esempio un valido strumento per dare maggior ascolto agli impulsi del nostro corpo e alle nostre emozioni nei processi decisionali. Ma viene ancora vista come una cosa “altra” rispetto al lavoro “serio” in azienda. Dovremmo invece aprire la porta a nuove opportunità e imparare a integrare nella prassi lavorativa quotidiana anche strumenti “non classici”.

Stimolare il pensiero intuitivo è uno dei pilastri del coaching. Si tratta, come per tutta la sfera di competenza del coaching, di fare emergere, dare voce a qualcosa che ciascuno di noi già possiede ma non esercita o non sa neanche di avere:

“La mente intuitiva è un regalo sacro e la mente razionale è un servitore fedele. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il regalo.”
(Albert Einstein)