Imparare a dire di NO

Quanto è importante imparare a dire di no? Stabilire dei limiti, mettere dei paletti, sapere dire di no a cose che non ci vanno bene, che non ci fanno sentire a nostro agio, che non sono nelle nostre corde o allineate con i nostri valori?

Bisogna fare molta attenzione a ciò che tolleriamo: stiamo insegnando agli altri come vogliamo che ci trattino.

Imparare a dire di no, stabilire che cosa è ok e che cosa non è ok per noi nei diversi ambiti della nostra vita, rispettarlo, comunicarlo chiaramente agli altri e far si che questi limiti e paletti vengano riconosciuti e rispettati è estremamente importante per la creazione di un ambiente in cui sentirci in equilibrio con noi stessi e con gli altri. Significa creare le condizioni ideali per una vita personale autentica e felice e per una vita professionale improntata alla realizzazione e al raggiungimento degli obiettivi.

Se è importante creare queste condizioni, non so cosa ne pensate voi, ma per me non è stato semplice farlo. Vi racconto come e andata la mia esperienza e cosa ho imparato.

Iniziamo col dire che i limiti e i paletti vanno stabiliti in tre aree delle nostra vita:

  1. Stabilire dei limiti con noi stessi. Siamo noi a dover prima di tutto rispettare i nostri confini. Spesso viviamo con il pilota automatico e neanche ci rendiamo conto di quando violiamo i nostri confini. Siamo noi a dover dire no, abbiamo la responsabilità verso noi stessi. Dobbiamo quindi prima di tutto prendere coscienza, consapevolezza dei limiti che non vogliamo superare. Io per esempio ero molto rigida e iperdisciplinata con me stessa, tutte le mattine cascasse il mondo puntavo la sveglia alle 6 per allenarmi prima di andare a lavorare, sabato e domenica non facevo eccezione. Mi sono dovuta imporre dei paletti, dei limiti e ora ho stabilito un giorno di riposo a settimana e orari più soft nel week end. Il mio corpo ringrazia, il mio sonno pure.
  1. Stabilire dei limiti con familiari e amici. E’ importante farci rispettare dagli altri, non lasciare che i familiari o gli amici violino i nostri confini. Se tolleriamo una volta e ancora una seconda e poi una terza, diamo un tacito consenso che lo sconfinamento avvenga, ci facciamo “calpestare”. Non dobbiamo temere di offendere, di non essere accomodanti, abbiamo la precisa responsabilità di porre questi limiti. Spesso gli altri non si rendevano conto che stavano violando i miei limiti chiedendomi di fare qualcosa che a loro faceva comodo ma che per me rappresentava  un elemento di disturbo per la mia routine lavorativa o un aggravio di tempo che non avevo a disposizione (puoi andare a prendere la mia documentazione dal commercialista visto che abiti in zona, puoi prenotarmi il volo su internet visto che tu sei brava a fare queste cose, ecc..) per cui mi sentivo costretta a rinunciare a qualcos’altro che per me era importante pur di non dire di no, non sapevo dire di no. Non mi rendevo conto che spettava a me comunicare che non avevo quella disponibilità di tempo, gli altri non possono saperlo se non siamo noi a dirlo.
  1. Stabilire dei limiti in campo professionale E’ l’area in cui ci sentiamo meno “autorizzati” meno “confortable” a mettere dei limiti e dei paletti. Abbiamo il timore di poter essere giudicati, essere licenziati, di perdere promozioni o opportunità. Per esempio non mi piaceva essere chiamata durante il week end o dopo un determinato orario, volevo avere dei precisi confini tra vita personale e professionale, ma avevo timore a comunicarlo e piuttosto che farlo vivevo nel disconfort di temere quella telefonata, di tenere il telefono acceso nel week end, di dover viaggiare sempre con pc pronto ad aprirsi per un’“urgenza” a qualsiasi ora del giorno e della notte.

C’è in generale un diffusa errata idea dell’avere limiti come qualcosa di sconveniente, di offensivo nei confronti degli altri, di “non fair”.

Questa idea è sbagliata.

Non porre dei confini non stabilire cosa ci va bene e cosa no è in realtà una debolezza, derivante dall’incapacità di prendere posizione verso noi stessi e i nostri valori. E’ una mancanza verso noi stessi.

Avere consapevolezza, dichiarare apertamente e difendere i nostri confini è invece una vera e propria dimostrazione di autenticità del nostro potere personale, inteso come forza dei nostri valori e delle nostre idee.

Se stabiliamo dei limiti e noi per primi li rispettiamo le altre persone capiscono i nostri confini e li rispettano. Se adottiamo un atteggiamento determinato rispetto ai nostri confini gli altri ci percepiranno come una persona non debole ma decisa e consapevole e ci rispetteranno.

Si tratta di una sorta di “patto sociale” ma siamo noi a doverne stabilire le regole e i confini.

Ecco come fare in 4 step:

  • Stabilire quali sono le aree in cui non abbiamo dei confini o abbiamo confini non abbastanza forti (area personale, familiare, professionale).
  • Stabilire quale situazione ideale vogliamo raggiungere in quell’area, quali limiti vogliamo porre.
  • Comunicare i limiti. Il modo in cui comunichiamo è fondamentale nel determinare l’effetto che otterremo: la comunicazione non deve suonare come l’imposizione arrogante di una regola, bensì come un invito a collaborare alla creazione di condizioni migliori “mi piacerebbe parlare di come migliorare la nostra relazione/ le mie performance lavorative, lavorando su alcuni punti nella gestione della relazione, come per esempio gli orari e le tempistiche. Credo che aggiungerebbe valore alla produttività del nostro lavoro”. Porla come una strategia di miglioramento.
  • Stabilire delle “conseguenze” se i limiti, nonostante la comunicazione fatta, vengono violati, ovvero non lasciare correre, ma perseguire la causa con fermezza e determinazione.

E tu presti la dovuta attenzione a ciò che tolleri? Comunichi chiaramente agli altri come vuoi che ti trattino?

E’ qualcosa che hai sperimentato?

Come è andata?

Come gestisci i tuoi confini?