Il coraggio di fallire

Il coraggio di fallire

Oggi parliamo di fallimento e di trasformare la paura di fallire in coraggio di fallire.

Siamo cresciuti con l’idea del fallimento come qualcosa da evitare, un pericoloso buco nero nel quale non cadere, pena un marchio a fuoco sociale e personale che ci porteremo dietro per tutta la vita.
Non a caso la paura del fallimento è una delle cause principali per le quali rinunciamo in partenza a un progetto, quante volte ci siamo detti “mi piacerebbe molto, ma se il progetto fallisce…” “è il mio sogno, ma ho paura di fallire” “vorrei proprio, ma se poi scopro che non sono capace?” “e se fallisco, gli altri cosa diranno?”.

A quante cose rinunciamo per paura di fallire?

Ma chiediamoci una cosa. Chi è che non fallisce? Come si fa a non fallire? Semplicissimo: chi non prova non fallisce, chi non si espone e non fa tentativi non fallisce, chi rimane nella propria comfort zone non fallisce, chi non rischia non fallisce. Vero, non fallisce ma di sicuro non corre neanche il rischio di realizzare il proprio sogno.

La verità è che il fallimento fa parte del percorso.

Non esiste successo senza fallimento e non esiste fallimento senza successo.

Fallimento significa che stai provando. Il fallimento è un feedback che ti dice che quella strada non è giusta, o non è giusta cosi com’è, che c’è qualcosa che va corretto, che qualcosa va modificato. Il fallimento è un segnale, dobbiamo imparare a leggerlo, interpretarlo e usarlo per riorientare il nostro percorso. Dunque in realtà è come un rilevatore di esattezza del percorso, quando scatta vuol dire che c’è qualche aggiustamento da fare per arrivare alla meta.

E dunque ben venga il fallimento, dobbiamo imparare a liberarci dalla paura del fallimento e avere il coraggio di fallire, accogliere il fallimento come elemento di crescita, di sviluppo e di orientamento, un elemento prezioso. Una lezione per apprendere, migliorare e finalmente raggiungere i tuoi obiettivi.

Nel 2019 Francesca Corrado ha fondato La scuola del fallimento, dove si impara a sviluppare un mindset coraggioso e intraprendente, capace di analizzare gli errori per migliorare e raggiungere il proprio successo.
Perché se è vero che il fallimento è prezioso e costruttivo è anche vero che superarlo in autonomia può essere impegnativo.

Il supporto di un percorso di coaching può fornirti gli strumenti necessari per sviluppare un metodo grazie al qualche imparare ad avere il coraggio di fallire e imparare a valorizzare il fallimento, per raggiungere il tuo successo.

Ma come?

1- Introspezione: conosci te stesso? pensiamo di conoscere bene noi stessi, in realtà spesso conosciamo soltanto la punta dell’iceberg. Nella fase di introspezione andremo alla ricerca dei tuoi valori e delle tue potenzialità. Queste e altre importanti domande ci faranno da compagne di viaggio:

    • Il tuo progetto è in linea con i tuoi valori?
    • Hai usato le tue potenzialità in modo appropriato?
    • Hai fatto tutto quello che era in tuo potere per realizzare il tuo progetto?
    • Quali risorse ti mancano per realizzare il tuo progetto?
    • Quali ostacoli e limiti hai incontrato? Li possiamo rimuovere?

Non si tratta di trovare un colpevole ma di analizzare risorse e limiti in modo oggettivo per capire come proseguire.

2- Analisi del progetto: cosa possiamo imparare da questo fallimento? Cosa non ha funzionato? Quali elementi si sono rivelati inadatti a raggiungere lo scopo? Quali aspetti del business model dobbiamo rivedere?

3- Piano B: co-costruiamo un piano alternativo, un piano b, un nuovo progetto, ripartendo da zero o andiamo a ristrutturare il progetto di partenza, con i preziosi suggerimenti e dati oggettivi che abbiamo ricavato dall’analisi del fallimento.

La storia è piena di esempi che ci dimostrano come

Henry Ford prima di giungere al successo ed arrivare a costruire il suo primo modello di automobile fallì diverse volte a tal punto che fu radiato dall’industria automobilistica. Eppure non si arrese e fece tesoro di quei fallimenti imparando proprio dagli errori commessi. Thomas Edison prima di inventare la lampadina tentò migliaia di volte senza successo. Ma non si scoraggiò mai. Non parlò mai di fallimenti ma solo di tentativi. Oprah Winfrey, la regina della tv americana. Il suo talk show è seguitissimo ed è diventata amica di tutti i potenti. È una delle donne più ricche degli USA. Ma agli inizi venne licenziata da una tv come reporter perché non era considerata adatta allo schermo. Walt Disney ha avuto la sua giusta dose di fallimenti – fu rimosso dal suo incarico presso il giornale Kansas City Star perché “mancava d’immaginazione e non aveva buone idee”. Facendosi largo tra gli insuccessi, creò la Walt Disney Company. Voci di corridoio dicono che venne respinto per 302 volte prima di ottenere finalmente i finanziamenti per la Walt Disney Company. E ancora Vera Wang, diventata un editore della rivista Vogue per poi iniziare a disegnare modelli di abiti, diventando multi milionaria a 40 anni. Ma qualche anno prima fallì sul più bello quando si trattò di entrare nella nazionale olimpica di pattinaggio sul ghiaccio.

Se volete lasciarvi ispirare ancora un po’ vi consiglio il libro “Piano B. Come trasformare le difficoltà in opportunità e le sconfitte in successi”, il libro, edito da Centauria, ci offre altri biografie esemplari: 12 uomini e 12 donne che mostrano ai lettori come dietro ogni storia di successo si nascondano spesso cadute e fallimenti e come in fondo quel successo dipenda proprio dalla forza con cui sono state affrontate le avversità.

Alla fine di questa lettura, qual è la tua considerazione del fallimento?

Se vuoi condividere la tua opinione con me scrivimi, sarei felice di sapere cosa ne pensi.