Capitale sociale

 

Sei consapevole del tuo capitale sociale?

Sai “chi sono le persone fondamentali per il tuo successo personale e professionale” e “perché sono fondamentali”?

Il capitale sociale, come lo ha definito Pierre Bourdieu è

la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento.

Il capitale sociale riveste un’importanza fondamentale nella nostra vita personale e professionale, per il valore che genera, dandoci accesso alle risorse (risorse economiche, competenze, informazioni, supporto emotivo, opportunità, collegamenti, tempo, punti di vista,…) di cui abbiamo bisogno nel momento in cui ne abbiamo bisogno.

Compreso il valore del capitale sociale, come possiamo migliorarlo e arricchirlo?

Facciamo due debite premesse:

  1. Il capitale sociale non coincide con il nostro network, con il numero delle persone che conosciamo.
    La dimensione del network non è una buona metrica per misurare la “bontà” del mio capitale sociale: un buon network si misura dalla qualità delle relazioni e dalla loro distribuzione.
    Considerando che avere relazioni di qualità non è gratuito, che le relazioni forti hanno un costo in termini di tempo, impegno, energia e investimento reciproco, è facile comprendere come la dimensione media del network di qualità di un individuo non superi quota 12 persone.
  2. Distinguiamo tre tipi di network nella nostra vita:
    Network operativo: che si sviluppa all’interno del contesto lavorativo e ci serve per svolgere il nostro lavoro in modo efficiente (coworkers). Si tratta del network nel quale passiamo la maggior parte del nostro tempo e dunque quello che, con ogni probabilità, sviluppiamo di più.
    Network personale: che si sviluppa all’esterno del contesto lavorativo e ci serve per favorire il nostro sviluppo personale e professionale. In quanto esseri umani siamo naturalmente portati all’omofilia, la tendenza a socializzare e avere relazioni con persone simili a noi, per età, genere, nazionalità, contesti, interessi. Questa tendenza innata è limitante: un network personale efficace è eterogeneo, basato sul principio della diversity, spazia quanto più possibile in contesti geografici, sociali e culturali differenti.
    Network strategico: orientato all’esterno della sfera operativa e personale e volto al raggiungimento di obiettivi, sviluppi e sfide futuri (personali e professionali – individuali e organizzativi).

Date queste premesse, trasformare i nostri network in capitale sociale di valore significa:

  • riallocare il tempo a nostra disposizione (risorsa scarsa e preziosa), dedicando più spazio ai network personale e strategico,
  • uscire dalla zona di confort, superare l’innata tendenza all’omofilia, per aprirsi a ciò che non conosciamo e arricchire il nostro network in contesti eterogenei,
  • pensare al futuro, coltivare relazioni nel lungo termine, pensando a quello che desideriamo costruire domani: una relazione non si costruisce in un giorno,
  • adottare un cambio di prospettiva: da autodiretta a eterodiretta, costruire relazioni non pensando “tu mi servi” ma “io servo a te”. Come diceva Gouldner esiste nei network una “norma di reciprocità”: se sono attento e generoso nell’offrire le mie risorse oggi, per reciprocità quando domani avrò bisogno riceverò attenzione, generosità e le risorse di cui necessito.