Alla ricerca del tempo perduto: da io a noi

In questi giorni mancano le parole da dire.
Mi ritrovo a leggere, ascoltare, pensare, capire.
Come spesso accade, di fronte alle riflessioni arrivano le intuizioni e i nostri pensieri trovano una direzione.

Tra le interpretazioni del settimo libro de À la recherche du temps perdu, l’opera di Marcel Proust da cui prendo in prestito il titolo per il mio articolo, quella che prediligo identifica il tempo ritrovato come il momento della vita in cui l’uomo riconosce, “ritrova” appunto, il senso del proprio tempo, delle proprie vicende, del proprio passato, ricompone il puzzle, trovando collocazione anche agli episodi che apparivano insensati o sbagliati:

ogni episodio della vita si rivela essere stato una tappa preziosa della realizzazione della propria vocazione.

Tutto diventa chiaro, lineare, quasi ovvio, si trova il bandolo della matassa.
Questo non significa che una volta ritrovato il bandolo, il libro della nostra vita sarà da li in poi lineare e prevedibile.

Il viaggio continua, torna su se stesso, a volte modifichiamo le interpretazioni, arricchendole di nuovi elementi, correzioni, e ancora evolviamo, spesso creando una nuova matassa da dipanare.

Proprio come ne La Recherche, quello strano romanzo che era già finito nel 1909 ma non era ancora finito nell’inverno di 13 anno dopo. Il viaggio non finisce, si trasforma e cambia eternamente.
Dunque insieme alla chiarezza per quello che è stato il senso del nostro passato arriva anche un’altra chiarezza: trasformazione continua e imprevedibilità sono l’essenza della vita.

Forse proprio qui risiede il “segreto” per apprezzarla e viverla pienamente: accettare la sua intrinseca imprevedibilità e cambiare, trasformarsi insieme a lei.

Il cambiamento di cui tanto si parla, come affrontarlo, pianificarlo, gestirlo nella nostra vita personale e professionale, nelle organizzazioni, nei team.

Credo che ogni cambiamento dovrebbe essere intrapreso come una Recherche.
Proust trova nella letteratura il fine della vita, letteratura come strumento capace di coinvolgere: anziché vedere un solo mondo, il nostro, grazie alla letteratura lo vediamo moltiplicarsi, altre storie, persone, prospettive, mondi, che arricchiscono la nostra vita.

Così la ricerca insita in ogni cambiamento dovrebbe a mio avviso essere una ricerca di scopo in senso collettivo, che coinvolga il mondo fuori da noi, che ci faccia pensare non più in termini di io ma di noi.

Desiderare un cambiamento che abbia un impatto positivo non solo su di noi ma su chi ci circonda, la nostra famiglia, la nostra squadra, il nostro team di lavoro, la nostra azienda, il nostro paese, il mondo.

Questa prospettiva
– responsabilizza
– crea motivazione
– migliora le relazioni e il clima
– favorisce la collaborazione

Certo non si può imporre un desiderio, ma si può stimolare una riflessione, si può provare a svegliare le coscienze, e allora facciamolo.